L’articolo che segue è  il riassunto di alcune pagine del libro “ Toward the Inquisition” scritto nel 1997 da   Benzion Netanyahu, padre del Primo ministro Israeliano Benjamin Netanyahu, e grande storico del movimento marrano, con particolare attenzione al tempo dell’Inquisizione.

Si tratta di una ricerca  capillare, sia della storia degli Abravanel, che del contesto e dei cambiamenti occorsi in quell’epoca; un fantastico contributo al tema delle conversioni forzate degli Ebrei al cattolicesimo, e talvolta dell’adesione volontaria di alcuni ebrei alla fede nel Messia reclamato dai cristiani.

L’idea generale e un po’ semplificata è che, nello spartiacque del 1492,  gli ebrei si trovarono a scegliere tra il battesimo forzato e l’esilio. Questa idea, che pure è vera, è quantomeno limitata. Almeno per la durata di più di un secolo  le condizioni e le situazioni mutarono e le storie non furono ovviamente tutte uguali e riducibili al cliché della conversione forzata, che pure è stata prevalente.

La questione si pose alla fine del ‘300 e durante la prima metà del ‘400, dopo le grandi “dispute teologiche”  come quella di Tortosa  e di Parigi, in cui i rabbini furono obbligati a confrontarsi con vescovi e teologi cattolici per difendere la diversità della fede giudaica da quella cattolica. Il tutto avveniva in un’epoca in cui le religioni erano una questione di potere (!) e di legittimazione dei poteri temporali dei regni.

In una prima fase, per esempio in Spagna, pur essendo queste dispute una forzatura,  l’offerta di conversione era sincera e con molti vantaggi si poteva divenire sudditi spagnoli, con pari  opportunità  e diritti nella vita sociale e professionale.

Molti ebrei in seguito alle dispute si battezzarono cattolici o perché sinceramente convinti del messia di cui parlavano i cristiani, o per semplice opportunità di fare una vita come tutti gli altri e non essere più perseguitati. Altri si convertirono per un fenomeno tipico del marranesimo,  che oggi viene chiamato assimilazione, cioè in seguito a matrimoni misti. In pratica molti giovani avevano una storia d’amore con un cristiano-a  e dunque potevano regolarizzare la loro situazione matrimoniale col battesimo ed essere socialmente accettati.

Dunque in questa prima fase possiamo dire che talvolta le conversioni furono “volontarie” e individuali, come lo fu quella di Samuel Abravanel; questa l’ipotesi e le dimostrazioni di Benzion Netanyahu.

Le situazioni cambiavano da nazione a nazione. Ad esempio in Italia nell’ambito dei principati rinascimentali vi erano condizioni di libertà e pace e, se non di conversione, certamente di condivisione della fede cristiana. Questa condizione durò per tutto il ‘500 finchè non arrivarono gli orrori dell’Inquisizione del Santo ( sich) Uffizio.  Massimo esempio di libertà e dunque di condivisione della fede giudeo-cristiana erano Firenze e soprattutto la repubblica di Venezia, di cui non si canteranno mai  abbastanza le lodi.

A proposito di Venezia  dobbiamo ricordare che Don Isaac Abravanel concluse la sua vita proprio a Venezia dopo essere fuggito dalla Spagna a Napoli e poi a Barletta, non senza aver girovagato per tutto il Sud Italia.

L’affresco di questa famiglia, il nonno Samuel, il figlio Isaac e il nipote Jeuda, raccontano la storia di una famiglia in cerca di una libertà che senza rinnegare l’ebraismo frequentava una fede messianica. Del nonno Isaac e del nipote Jeuda si ha notizia del loro battesimo in condizioni di libertà di scelta, pur se in epoca di cambiamenti  tumultuosi.

In Spagna invece le cose cambiarono abissalmente dalla fine del ‘400, quando i già convertiti,  in seguito al loro successo sociale e professionale,  furono dall’Inquisizione messi violentemente a confronto  con la loro passata identità giudaica. Gli Inquisitori  affermavano che  non si poteva essere cristiani solo per conversione, ma lo si doveva essere anche per eredità familiare. Così i  giudei convertiti furono accusati di essere cripto-giudei (conversos), cioè di fingersi cristiani ma di mantenere in segreto i rituali ebraici.

La persecuzione retroattiva dell’Inquisizione cattolica aveva creato la nuova categoria dei marrani  o cripto giudei o cristianos nuevos.

Al tempo dell’Inquisizione per i giudei la scelta era se rientrare nelle categorie giuridiche di “cristianos nuevos” o “cristianos viejo” e alle categoria di identità biologica di “limpiezza de sangre” (purezza di sangue).

Oggi si parla di giudaismo e cristianesimo come categorie discriminanti e incompatibili. Prima che  i Costantiniani si impossessassero delle categorie religiose a fini politici e di potere, vi sono state epoche come il Rinascimento in cui  vi era una spazio multi-identitario fecondo e libero.

Quella di Don Isaac  Abravanel non è la sola storia di libertà pagata a caro prezzo.

Ricordare il caso di Baruch Spinoza, come quello di Abravanel, vuol dire rivendicare la libertà di fede che supera  i catechismi dei gruppi.  Il volto di un uomo e la sua storia, la sua testimonianza, non sono incorniciabili nel reticolo di una finestra dottrinaria.

Occorre valutare le dinamiche vitali e conflittuali tra la persona di fede  e il suo gruppo di appartenenza, senza ridurre l’uomo alla categoria del gruppo.

La amarissima lezione dell’Inquisizione è proprio questa: rifuggire dalla tentazione di ridurre  le categorie di giudizio a stereotipi semplificati in cui costringere le storie e le identità.

 

 

“Toward  the Inquisition” di  B. Netanyahu  –  “The conversion of Don Samuel Abravanel” pp 99-125  –  Estratto

Non c’è alcun dubbio che Don Samuel sia annoverato tra gli illustri antenati di Don Isaac Abravanel, illustre perché fu tra i giudei che rivestirono  importanti posizioni sia  presso le corti di Castiglia e Portogallo  ed anche  perché, secondo Menachem ben Zerah nel suo lavoro Zedah La-Derekh fu  “il leader scelto da Dio per i Giudei di Spagna e Francia (pag. 100)

Sappiamo comunque da fonti risalenti a 100 anni dopo lo scritto di  Menahem,  Zedah (Chronicle of Joseph ben Zaddiq of Arevalo circa 1470), che don Samuel cambiò il suo nome in Juan Sanchez di Siviglia – in altre parole si convertì al Cristianesimo (pag. 100). Il testo non dà spiegazioni a questa scioccante rivelazione ma  trenta anni dopo,  Abraham Zacuto nel suo Sefer Yuhashim (1504) afferma che Don Samuel cambiò il suo nome durante il Shemad – cioè la grande persecuzione del 1391, suggerendo che egli adottò  il Cristianesimo assieme ad altre migliaia di giudei sotto minaccia di morte e fu quindi uno dei molti convertiti forzati. Questa sembra essere la linea ufficiale degli storici successivi e fu riproposta da Baruch Uzziel Hezqeto che scrisse un introduzione bibliografica a “Wells of salvation” di Don Isaac, pubblicata a Ferrara nel 1551.

Hezqeto intervistò i sopravvissuti ad Abravanel, membri della comunità,  che certamente dovevano essere informati sui dettagli della vita di Don Samuel, ma non ci fu nessuna nuova rivelazione. Pur senza nessuna nuova informazione Hezqeto riassunse  che “ a causa di qualche persecuzione gli antenati di Isaac Abravanel furono forzati a errare fino ad arrivare in Portogallo” (pag.101). Successivamente gli storici indagarono ma essenzialmente confermarono che  Don Samuel visse un breve periodo da Cristiano prima di ritornare al Giudaismo (pag.102).

Questo, dopo tutto,  non fu una così grande disgrazia. Persino il grande Maimonide raccomandò il supporto a questi conversi anche perchè essi  segretamente continuavano ad aderire al giudaismo e  fecero sinceri sforzi per lasciare la terra della perscuzione.

Ma fu proprio questa la verità su Don Samuel?

Netanyahu, nel suo capitolo “La conversione di Don Samuel Abravanel sostiene che ci sono evidenze che suggeriscono che Don Samuel non fu forzato ma la sua fu una conversione volontaria.

Nel 1936 quando Y. Baer pubblicò il suo secondo volume di “Hispano Jewish Documents”, attinse  dagli archivi municipali di Siviglia che menzionavano un certo Juan Sanchez  Tesoriere del re di Castiglia  Juan I, nel settembre del  1388. Non c’è dubbio che questo è lo stesso don Samuel che secondo  Baer, non si sarebbe potuto convertire durante la persecuzione (Shemad) del 1391 poiché utilizzava già il suo nome cristiano nel 1388. Per cui, secondo Baer, la sua era una conversione volontaria. (pag. 102)

Così la questione si fa seria e misteriosa. Perché un ammirato leader della giuderia spagnola dovrebbe abbandonare la sua religione e il suo popolo nel tempo in cui non era sotto minaccia di morte? Baer suggerisce che  Don Samuel avrebbe prevenuto le imminenti persecuzioni convertendosi in tempo di pace, il che era più vantaggioso (pag. 103).  Non c’è prova che gli eventi del 1391 fossero stati  previsti nel 1388. Forse in questo caso poteva essere più semplice e onorevole per lui confermare le proprie tradizioni e il suo nome di famiglia, ed emigrare in un paese vicino, piuttosto che dimenticare il suo popolo e la sua fede. Quindi le conclusioni di Baer sarebbero errate.

Nel precedente lavoro di Netanyahu del 1953 egli descrisse don Samuel come un cripto-giudeo che visse sotto costrizione come cristiano  cercando un’ opportunità per fuggire da quella terra e dalle sue persecuzioni.

Le successive ricerche hanno portato a diverse conclusioni. “La Cronica de Juan II de Castilla” edito da Perez de Guzman registra che tra i presenti all’Incoronazione di Juan II vi era  il Contador Major (l’Economo) del tempo – Juan Sanchez de Seville (alias Samuel Abravanel). Quando l’incoronazione ebbe luogo, nel 1419, Juan Sanchez aveva 85 anni. Questo può significare soltanto una cosa, che lui non aveva mai lasciato la Spagna o cercato di ritornare al giudaismo, ma morì in Castiglia come converso. Egli era cioè un sincero convertito  e non un convertito forzato  (pagg. 105-106)

Sebbene non ci siano fonti che citano solide ragioni per la decisione di Don Samuel, Netanyahu ipotizza che vi sia stata una profonda crisi personale che  lo toccò talmente in profondità  da demolire la sua vecchia attitudine spingendolo a vedere ogni cosa  in una luce nuova e che infine provocò il distacco totale dal suo passato. Netanyahu cita alcuni avvenimenti di questo tempestoso periodo della storia di Castiglia che spiegherebbero le ragioni della crisi di Don Samuel (pag. 108)

L’affare Pichon (pagg. 108-124)

Nel 1355 Don Enrique, il Conte di Trastamara  candidato  al trono, invase Toledo e massacrò 1200 giudei nel tentativo di trovare il consenso del popolo e raccogliere favore per se stesso e finalmente  rimpiazzare  Re Pedro di Castiglia. Il suo piano funzionò. Divenne popolare tra le masse e fu incoronato re nel 1366 mentre Pedro fuggì a cercare sostegno in Inghilterra. Una volta incoronato Re, Don Enrique realizzò che aveva bisogno delle finanze ebraiche; cambiò la sua attitudine verso gli ebrei e provò ad ottenere il loro aiuto nella sua amministrazione. Quei giudei che erano stati leali a Re Pedro rifiutarono di collaborare con Enrique, che fu così costretto a rivolgersi ai giudei dell’altra fazione. Uno di questi era Joseph Pichon che offrì i suoi servizi a  Enrique e fu nominato capo della raccolta delle tasse. I giudei leali a Pedro furono indignati e rifiutarono di aiutare Pichon, considerandolo un traditore. Cominciarono ad ordire un complotto per portarlo al  tracollo.  Così il fronte Giudaico prima unito, cominciò a spaccarsi (pagg. 108-111).

Probabilmente Pichon provò a ottenere aiuti anche da quei giudei che pensavano che Pedro aveva ben agito. Ed essi cominciarono a lavorare con Enrique con buoni risultati. Si arrivò così ad alcune brevi sommosse e Pedro tornò a riprendere il trono, con l’aiuto dell’esercito Inglese. Pichon fu probabilmente esiliato, Pedrò morì e Pichon fu ristabilito da Enrique .

Una volta ristabilito Pichon divenne  Contador mayor (Ministro del tesoro) e presto cercò l’aiuto di don Samuel, il cui consenso (dovuto alla sua reputazione e status) facilitò l’accordo tra gli altri giudei e Pichon.

Piuttosto che vendicarsi dei suoi compagni giudei che avevano malignato contro di lui, Pichon offrì loro i suoi uffici, elevandoli a posizioni di potere. Questi stessi giudei, invece di essere grati per le posizioni raggiunte, ricominciarono a complottare per la caduta di Pichon e orchestrarono affinchè Enrique credesse che Pichon stava sottraendo  fondi. Pichon fu arrestato, interrogato ma non condannato. Dopo una pesante multa  fu reintegrate (pagg. 111-112).

 

 

 

Il Re Enrique morì nel 1379 e i complottatori temettero che Pichon si sarebbe vendicato dei loro atti.

Così cercarono di uccidere Pichon ingannando  il nuovo re, Giovanni I, finchè fu firmato un ordine di esecuzione capitale  come “informatore”. Solo un mese dopo l’incoronazione di re Giovanni I, Pichon fu sentenziato dal suo stesso popolo. Il re si indignò quando si accorse di essere stato ingannato e condannò a morte la maggior parte degli orchestratori dell’esecuzione di Pichon (Pagg 112-118)

Abravanel era stato uno dei più vicini aiutanti di Pichon  e fu sconvolto alla notizia che Pichon fosse condannato come spia, informatore .

Si vociferava del suo sdegno a questi fatti e fu isolato ed etichettato come alleato di Pichon. Così  iniziò un amaro ed inconciliabile conflitto tra Don Samuel e la leadership dei giudei di Castiglia.(pagg 121-122)

Nel settembre 1380 disgustato dal comportamento dei cortigiani  giudei, Giovanni I attuò una serie di norme anti-giudaiche negando a ogni giudeo di servire alla Corte del re e dei nobili, pertanto quando leggiamo le affermazioni di Ezqueto sugli antenati di don Isaac (per es. Don Samuel) che si sarebbero impoveriti a causa di una gezera, e sappiamo che non era la persecuzione del 1391 (Shemad), si trattava proprio dell’effetto di queste misure anti giudaiche sancite da Giovanni I. Non sappiamo come questo abbia colpito finanziariamente don Samuel, ma certamente  una perdita di posizione lo colpì gravemente. Con questa perdita di benessere, circondato dall’ostilità dei giudei, Don Samuel sarebbe caduto in una profonda crisi. Sappiamo dal lavoro di  Menachem che Don Samuel non era un ebreo ortodosso, era devoto al suo popolo più per l’identità etnica-nazionale che per una prospettiva religiosa. Ad ogni modo gli eventi che accaddero lo portarono alla conclusione che il suo popolo era perverso e malvagio.

Queste riflessioni  influirono seriamente sulla sua decisione di conversione

(pagg.122-124)

Questa è l’ipotesi di Benzion Netanyahu, l’unica che considera  sia gli eventi storico-politici che quelli personali di Don Samuel Abravanel e permette quindi ascrivere la conversione di Don Samuel alla storia della sua vita.

Egli lo considera un caso straordinario, e la sua opera  “ Towards the inquisition” offre una spiegazione a quello che egli considera  un evento inusuale e stupefacente  (pag.125).

 

 

 

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gmelek

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