La questione non è definire oggi l’identità dei Marrani di quei tempi, ma investigare e considerare la loro auto-definizione di allora e  la coscienza della loro identità.

I Marrani allora come oggi pongono una questione di “consapevolezza della propria Identità”. Nella storia i Marrani  sono assurti a simbolo negativo: falsi cristiani per i cattolici, codardi e traditori per gli ebrei. Oggi, all’estremo opposto, è in corso un’idealizzazione romantica e si tende a presentarli come eroi clandestini, sopravvissuti al nascondimento e alla religione antagonista e dominante del cattolicesimo.

Vogliamo svincolarci da questi facili giudizi, e considerare  il Marranesimo non  solo come un fenomeno di emigrazione e nascondimento dalle persecuzioni,  ma  di ricerca di  un mondo nuovo e di un’identità nuova.   E’ l’intersezione della ricerca di idee moderne che non dimenticano l’antica sapienza ebraica fondata sulla Torà.

 

Ma il marranesimo  è solo una identità clandestina ( quella ebraica)?  Oppure vi sono tracce di una forma religiosa nuova, volontaria?

Chi è il Marrano e quale il suo credo e la sua attitudine? Il Marrano è l’uomo sopravvissuto al dogmatismo politico-religioso che  ha uno spirito di libertà e di idiosincrasia col clericalismo e con lo schieramento religioso. L’uomo che rifugge dallo schieramento e soprattutto dal potere politico,  adottando una mimesi che renda meno urtante la sua identità per evitare i conflitti.

Yeremiau  Yovel, filosofo ebreo, lo definisce il prototipo dello spirito libero che non si piega alla violenza dei religiosi e del potere. Il marrano è un moderno laico che non identifica la fede con la propria posizione socio-religiosa.  Egli adotta tutte le prudenze per evitare schieramenti e violenze, ma non rinuncia alla sua libertà interiore. Dai giudei viene visto come colui che ha rinunciato alla sua identità ebraica, un debole, mentre il cattolico lo giudica un opportunista falsamente convertito. In realtà il Marrano è un “resistente”  interiormente che spera di  rispondere della sua fede solo davanti al Signore. E quando è un uomo di cultura e di pace, adotta la mediazione culturale come metodo di relazione.  In questo senso la testimonianza di Spinoza e di Abravanel sono un tipo di marranesimo.

Ma oggi sembra che la questione fondamentale sia la definizione dell’identità marrana da parte  del giudaismo ufficiale, allo scopo di riammettere il diverso nella famiglia d’Israele, magari di carattere askenazita!!!

 

 

Nel 1500, come sopra ricordato,  accade che le giudecche come comunità ebraiche aperte sono costrette a diventare ghetto controllato. Tra queste due alternative i Marrani cercano un’identità nuova, più moderna, che guarda all’altro e alla modernità. Dunque non un ritorno ad una identità precedente, ma la ricerca di una Identità  border line in crescita e fondata sui principi della  Torà.

Quella dei Marrani può essere letta come una nuova definizione culturale e politica protesa alla modernità che[1] si infrange contro la violenza del potere. Solo a Venezia, in Toscana e nei paesi protestanti troverà gli spazi economici e culturali per una sopravvivenza abbastanza libera.

Il Marrano Baruch Spinoza così si esprime: “Quale peggior sventura si può immaginare, per uno Stato, del fatto che degli uomini onesti  vengano mandati in esilio come fossero furfanti, solo perché hanno opinioni diverse e non le sanno dissimulare?… solo perché sono di indole liberale?” Trattato teologico politico XX, 13.

 

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gmelek

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