In questo momento nel Sud Italia vi è un grande risveglio di interesse per Israele secondo categorie diverse.  Vi è un interesse di tipo culturale (usi e costumi degli ebrei, lettura della bibbia come libro culturale). Altri hanno un interesse di tipo religioso e di pratica delle mitzvot. E vi è un interesse di tipo politico delle autorità locali per riscoprire radici culturali e favorire un nuovo tipo di turismo.

Negli ultimi tempi si vedono molte amministrazioni locali che ripristinano l’antica toponomastica delle giudecche.

Per ognuno di noi ci sono fasi e tempi diversi per la maturazione e la presa di coscienza di un’identità marrana.

Dunque il problema è quello di allargare le categorie ed eventualmente sovrapporle come in una sorta di identikit in overlapping. La più ristretta, ma anche la più completa è quella che include tutte le categorie a cominciare da quella della pratica religiosa. Si può essere ebrei per religione, cultura e discendenza. Ma si può essere ebrei per una sola di queste ragioni. Delle altre si prenderà coscienza  in seguito lungo il proprio cammino identitario.

Per esempio nella città di Trani è stato ripristinato il culto sinagogale nella chiesa della Scola Nova, che per un tempo ha funzionato come chiesa cattolica. E i membri che frequentano il Sabato la sinagoga costituiscono l’esempio più alto e più completo di identità ebraica che comprende le tre categorie (culturale, politico e religioso). Tuttavia in quella sinagoga si sta introducendo un ebraismo ashkenazita molto diverso da quello sefardita tipico dell’Italia meridionale, soprattutto del Medioevo. Per esempio le preghiere sinagogali recitate sono quelle di oggi, mentre esistono testi sinagogali dell’Italia meridionale di epoca medioevale. A pochi metri vi è il museo ebraico gestito dal vescovato cattolico che attira l’interesse di un numero maggiore di persone che si identificano con un’identità ebraica più allargata, di tipo culturale. Nella stessa città vi sono comunità cristiane evangeliche con un forte attaccamento ad Israele e una visione sionistica  con cognomi marrani.

E’ chiaro che essere consapevoli della propria appartenenza al popolo d’Israele come  Anussim è altra cosa rispetto all’avere un tale cognome.

Per ora il numero delle persone che hanno coscienza del loro cognome e della loro appartenenza è relativamente piccolo. Ma come noto, si stanno aprendo Sinagoghe e vi sono riti pubblici, come l’accensione delle luci a Chanukà, e manifestazioni culturali sempre più vaste.

E’ necessario un lavoro di educazione, presa di coscienza e di illuminazione per raggiungere gli Anussim.

Per una mappatura degli Anussim non possiamo parlare di un’identità segreta che deve diventare palese nella sinagoga, ma di una possibile religione civile ebraica che può essere costituita da due o tre criteri e non da tutti.

In pratica se una persona dimostra un forte attaccamento al popolo e alla terra d’Israele  ed inoltre è interessata alla cultura biblica ebraica  e fa atto di devozione pur non aderendo ad un ebraismo religioso e porta un cognome Anus, può essere incluso in una mappatura degli Anussim.

Occorre immaginare uno spazio transazionale dell’identità ebraica che abbia la possibilità di maturare nel tempo e nelle relazioni, purché aderisca convintamente ad una religione civile d’Israele.

D’altronde questa è l’identità di molti israeliani che si considerano ebrei  e appartengono alla nazione da un punto di vista civile ma non religioso, pur lottando per un sionismo di sopravvivenza.

Concludiamo con una domanda: se gli Anussim fanno parte del popolo d’Israele , indipendentemente dagli eventi storici, può Israele far a meno di questi suoi figli?

Hanno tutti i figli d’Israele un destino comune come nazione?

 

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gmelek

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