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Conferenza del 13 Ottobre 2015 presso la Knesset- Gerusalemme

“Riconnettere i discendenti dell’Inquisizione a Israele

Resoconto:

Tra le altre, le dichiarazioni di:

–  Robert Ilatov – membro della Knesset

– Ashley Perry – Direttore della “Commissione Parlamentare per la Riconnessione con i discendenti della Spagna e le comunità ebraiche Portoghesi “- Fondatore e Presidente di “Reconectar” (https://www.facebook.com/ReconectarEng/Continua la lettura

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In questo momento nel Sud Italia vi è un grande risveglio di interesse per Israele secondo categorie diverse.  Vi è un interesse di tipo culturale (usi e costumi degli ebrei, lettura della bibbia come libro culturale). Altri hanno un interesse di tipo religioso e di pratica delle mitzvot. E vi è un interesse di tipo politico delle autorità locali per riscoprire radici culturali e favorire un nuovo tipo di turismo.

Negli ultimi tempi si vedono molte amministrazioni locali che ripristinano l’antica toponomastica delle giudecche.

Per ognuno di noi ci sono fasi e tempi diversi per la maturazione e la presa di coscienza di un’identità marrana.

Dunque il problema è quello di allargare le categorie ed eventualmente sovrapporle come in una sorta di identikit in overlapping. La più ristretta, ma anche la più completa è quella che include tutte le categorie a cominciare da quella della pratica religiosa. Si può essere ebrei per religione, cultura e discendenza. Continua la lettura

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Per i Marrani che si sono assimilati al cattolicesimo, ma hanno continuato ad essere sospettati di cripto-giudaismo, è cominciata una vita non solo di ghettizzazione religiosa ma anche di emarginazione sociale e  impoverimento economico. Solo le classi aristocratiche che ostentavano un cattolicesimo barocco avevano accesso alle opportunità economiche e sociali. Dunque, soprattutto nel Seicento, in Sicilia e nel regno di Napoli il successo sociale e la ricchezza economica erano strettamente legati alla religione Cattolica dominante.

Gli altri sono diventati sempre più emarginati e più poveri  e fra loro moltissimi erano Marrani. Dopo tre secoli di dominio cattolico di controllo dell’economia, fino al momento dell’Unità l’Italia ( 1861),  nel sud  vi erano milioni di poveri, socialmente e religiosamente emarginati, e pochi ricchi appartenenti alla religione cattolica. Dopo l’Unità d’Italia e specialmente dopo la prima guerra mondiale  quei milioni di poveri si sono Imbarcati nel porto di Napoli e di Palermo diretti verso il Nord e Sud-America (Argentina).

MIGRAZIONI

Dunque possiamo dire che i discendenti degli Anussim-Marrani erano fra i  30 milioni di emigranti partiti per le Americhe. Nel 1920 nella sola New York vi erano mezzo milione di emigranti dal sud Italia ( più che in tutta la città di Roma a quel tempo). Continua la lettura

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La questione non è definire oggi l’identità dei Marrani di quei tempi, ma investigare e considerare la loro auto-definizione di allora e  la coscienza della loro identità.

I Marrani allora come oggi pongono una questione di “consapevolezza della propria Identità”. Nella storia i Marrani  sono assurti a simbolo negativo: falsi cristiani per i cattolici, codardi e traditori per gli ebrei. Oggi, all’estremo opposto, è in corso un’idealizzazione romantica e si tende a presentarli come eroi clandestini, sopravvissuti al nascondimento e alla religione antagonista e dominante del cattolicesimo.

Vogliamo svincolarci da questi facili giudizi, e considerare  il Marranesimo non  solo come un fenomeno di emigrazione e nascondimento dalle persecuzioni,  ma  di ricerca di  un mondo nuovo e di un’identità nuova.   E’ l’intersezione della ricerca di idee moderne che non dimenticano l’antica sapienza ebraica fondata sulla Torà.

 

Ma il marranesimo  è solo una identità clandestina ( quella ebraica)?  Oppure vi sono tracce di una forma religiosa nuova, volontaria?

Chi è il Marrano e quale il suo credo e la sua attitudine? Il Marrano è l’uomo sopravvissuto al dogmatismo politico-religioso che  ha uno spirito di libertà e di idiosincrasia col clericalismo e con lo schieramento religioso. L’uomo che rifugge dallo schieramento e soprattutto dal potere politico,  adottando una mimesi che renda meno urtante la sua identità per evitare i conflitti.

Yeremiau  Yovel, filosofo ebreo, lo definisce il prototipo dello spirito libero che non si piega alla violenza dei religiosi e del potere. Il marrano è un moderno laico che non identifica la fede con la propria posizione socio-religiosa.  Egli adotta tutte le prudenze per evitare schieramenti e violenze, ma non rinuncia alla sua libertà interiore. Dai giudei viene visto come colui che ha rinunciato alla sua identità ebraica, un debole, mentre il cattolico lo giudica un opportunista falsamente convertito. In realtà il Marrano è un “resistente”  interiormente che spera di  rispondere della sua fede solo davanti al Signore. E quando è un uomo di cultura e di pace, adotta la mediazione culturale come metodo di relazione.  In questo senso la testimonianza di Spinoza e di Abravanel sono un tipo di marranesimo.

Ma oggi sembra che la questione fondamentale sia la definizione dell’identità marrana da parte  del giudaismo ufficiale, allo scopo di riammettere il diverso nella famiglia d’Israele, magari di carattere askenazita!!!

 

 

Nel 1500, come sopra ricordato,  accade che le giudecche come comunità ebraiche aperte sono costrette a diventare ghetto controllato. Tra queste due alternative i Marrani cercano un’identità nuova, più moderna, che guarda all’altro e alla modernità. Dunque non un ritorno ad una identità precedente, ma la ricerca di una Identità  border line in crescita e fondata sui principi della  Torà.

Quella dei Marrani può essere letta come una nuova definizione culturale e politica protesa alla modernità che[1] si infrange contro la violenza del potere. Solo a Venezia, in Toscana e nei paesi protestanti troverà gli spazi economici e culturali per una sopravvivenza abbastanza libera.

Il Marrano Baruch Spinoza così si esprime: “Quale peggior sventura si può immaginare, per uno Stato, del fatto che degli uomini onesti  vengano mandati in esilio come fossero furfanti, solo perché hanno opinioni diverse e non le sanno dissimulare?… solo perché sono di indole liberale?” Trattato teologico politico XX, 13.

 

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Il ghetto è una definizione topografica veneziana del 1500 , intesa come area delimitata da mura porte e orari soprattutto dopo la promulgazione della bolla “cum nimis absurdum” del 1555 di Paolo VI Carrafa.

Il ghetto è un sistema di controllo sociale, economico e della pratica religiosa, con una motivazione di dominio religioso.

Invece la giudecca,  tipica dell’Italia meridionale, corrispondente alla giuderia spagnola, era un quartiere aperto della città dove si concentravano  volontariamente le famiglie ebraiche (focolari), ma senza mura e senza confini precisi, per cui vi era uno scambio commerciale, culturale e persino religioso con la popolazione maggioritaria.

Soprattutto in Puglia e in Sicilia, è possibile identificare le giudecche in molti centri grandi e piccoli, come delle lunghe strade, che in genere erano anche mercati e centri di scambi sociali.

Dunque possiamo dire che i confini, topografici dei quartieri abitati dai giudei erano osmotici ed erano metafora di una osmosi sociale e identitaria, totalmente diversa da quella del ghetto che segnerà l’epoca moderna nel nord Italia e nel nord Europa.

Secondo il professore di Storia dell’ebraismo meridionale antico Cesare Colafemmina, le catacombe ebraiche di Venosa non sono circoscrivibili e separabili dalle contigue catacombe cristiane nella città di Venosa.

Nelle città di  Napoli, Bari, Palermo e in molte altre di città del sud Italia, nei quartieri ebraici delle giudecche  vi era uno spazio transazionale di tipo sociale, fra le comunità ebraiche  e le popolazioni circostanti comprese le relazioni familiari e matrimoniali.  A dimostrazione del fatto che la categoria di definizione identitaria di allora era molto più elastica e di frontiera di quella stabilita dopo il  1500 e fino ad oggi.

Tutto questo mondo è stato cancellato con l’espulsione del 1492 in Sicilia e del 1505 nel regno di Napoli e l’Italia meridionale, come la Spagna, è diventata un deserto per gli ebrei.

 

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Nel 70 e.v. sbarcarono nel Sud Italia, a Siracusa-Sicilia e a Brindisi-Puglia, gli schiavi provenienti da Gerusalemme. Tra questo periodo e fino al 1492, i paesi e  le grandi città  dell’Italia meridionale ospitarono grandi comunità giudaiche. Per più di mille anni tali comunità  convivevano più o meno pacificamente in mezzo alle popolazioni delle città. Lungo tutto l’alto e il basso Medioevo la cultura ebraica si era diffusa fra le popolazioni locali. Questi confini socio-culturali e religiosi furono osmotici fino al 1505. Quando gli spagnoli entrarono nel Regno di Napoli tali confini si fecero rigidi e impenetrabili.

Così come in Spagna dopo il decreto di espulsione di Granada l’identità nazionale prevedeva una lingua (lo Spagnolo), un territorio (le due Sicilie), un viceré (quello di Napoli) e una religione obbligatoria (quella cattolica); sotto i Normanni le tre religioni (ebraismo, cristianesimo e islam) e le 4 lingue (greco, latino, arabo ed ebraico) potevano coesistere e ognuno poteva scegliere la sua identità linguistica e religiosa sotto una sola unità politica reale, quella dell’Imperatore Federico ll.

Sotto il dominio spagnolo invece, era la casa regnante che sceglieva  per i sudditi la lingua e la religione: i sudditi quindi, come in Spagna,  potevano essere solo cattolici. Nacque un fondamentalismo politico- religioso: cittadinanza religiosa e cittadinanza politica erano fuse.

Cosa accadde agli ebrei quando gli Spagnoli, subentrando agli Aragonesi, entrano a governare a Napoli?

Gli ebrei della Sicilia nel 1492 fuggirono a Roma dove stabilirono la Sinagoga siciliana. I pugliesi fuggirono a Corfù (Grecia) dove ancora oggi si parla un giudeo-pugliese. Altri fuggirono a Salonicco o nell’Impero turco.

La fuga degli ebrei dal regno di Napoli, in cui vi erano  molti Marrani provenienti dalla Spagna,  avvenne nel 1505. Tra questi ricordiamo il notissimo filosofo Isaac Abrabanel. Come già detto, fino a quel momento il Sud era stata terra di ospitalità e tolleranza e l’Ebraismo si confrontava apertamente col Cristianesimo, così come avveniva anche a Venezia. L’Ebraismo e il Cristianesimo erano culture aperte e con molte varianti al loro interno: teologi cristiani condividevano la fede ebraica, e studiosi e stampatori ebrei commentavano le scritture del Nuovo Testamento. Il ghetto non esisteva né come concetto urbanistico né come concetto culturale e religioso.

Accadde che nel 1506 Re Ferdinando di Spagna ordinò che tutti gli ebrei del regno portassero un segno distintivo sui propri vestiti.

Il 23 novembre 1510 fu pubblicato a Napoli il bando di espulsione per tutti gli ebrei che non avevano pagato 3.000 ducati alla cassa del regno. Solo 200 famiglie furono in grado di pagare e quindi di restare. Le comunità che per secoli avevano abitato il Sud Italia si svuotarono di anime, canti e preghiere.

Nel 1515 il decreto fu esteso ai Marrani . Nel 1535 la tassa per restare fu alzata a 10.000 ducati.

Nel 1541 tutti gli ebrei furono definitivamente cacciati dal Regno di Napoli. Nelle varie ondate si calcola che furono espulsi tra i 70 e 100 mila ebrei compresi i Marrani. Interruzione di rapporti famigliari, rapporti economici e scambi culturali determinarono una grande catastrofe culturale ed economica nel Sud Italia, le cui conseguenze durano fino ad oggi. Il Mezzogiorno d’Italia dall’essere la parte più prospera del paese divenne la parte più povera.

Molti restarono come cristiani novelli e battezzati forzati, costretti a uniformarsi alla religione del regno.

Intanto le prigioni dell’inquisizione erano piene e continuavano gli autodafé. A palazzo Sferi-Chiaramonte a Palermo ancora oggi possiamo vedere e inorridire davanti ai graffiti del ‘600 incisi dai Marrani e da eretici inquisiti.

Il 6 aprile del 1724 si celebrerà a Palermo uno dei grandi roghi con centinaia di inquisiti bruciati.

Bisogna aspettare la liberazione di Napoli per opera di Giuseppe Garibaldi e l’Unità d’Italia del 1861 per vedere revocati i decreti di espulsione.

Ma le comunità ebraiche furono irrimediabilmente perdute, scomparse.

Altre direzioni della fuga  dal sud Italia, dalla Spagna e dal Portogallo furono città come Ancona, Ferrara e Venezia. Gli ebrei si fusero con le comunità ebraiche già esistenti.

Queste fughe non erano riducibili solo alla ricerca di  salvezza dalle persecuzioni ma,   come sostiene lo studioso di mistica Gershom Sholem, alimentavano un movimento messianico di fede e restaurazione di un regno messianico.  Il caso più famoso di tale movimento messianico fu quello del condottiero David Reubeni  che girò l’Europa e l’Italia col suo cavallo bianco insieme al messia Molcho.

 

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Panorama  Anussim in Italia:  Sinagoghe e centri culturali ebraici.

A Sannicandro Garganico  vi è una sinagoga aderente all’U.C.E.I. nata  nel  1930. I membri di questo gruppo hanno principalmente cognomi marrani come il fondatore Manduzio ( da Mendoza) e continuano i Ghiur.

Il gruppo viene istruito secondo il rito ashkenazita dai rabbini che la visitano. Lo stile cultuale è molto cambiato da quello del suo fondatore che aveva un’impronta Caraita, mentre quello attuale è appunto di  tipo italiano askenazita, con alcune varianti.

A Trani  è stata ridedicata al culto l’antica sinagoga della città. A fianco alla comunità sinagogale vi sono molte attività culturali in collaborazione con le autorità politiche locali e regionali.

Nella regione Puglia, nelle varie città, ogni anno a Settembre si svolge un Festival di cultura ebraica di alta qualità, finanziato dal governo regionale. Città come Manfredonia, Trani, Bari, Brindisi, Oria, partecipano attivamente e i media parlano di questo festival che ha un carattere nazionale.  A questo festival partecipano sia ebrei di altre comunità italiane, che  persone del posto tra cui molti di ascendenza marrana.

Nella stessa città di Trani vi è un Museo che raccoglie le testimonianze ebraiche della Puglia e della Basilicata  provenienti dalla collezione privata del maggior studioso di Ebraismo del sud Italia: il Professor Cesare Colafemmina, i cui studi sono alla base di molte ricostruzioni dell’ebraismo antico.

In Calabria, nel paese di Serra Stretta, vi è un attivo centro di ebraismo riformato, guidato dalla rabbina Barbara Aiello con grande attività di revival della cultura ebraica,  che raccoglie molte donne  sicuramente di ascendenza marrana. Nella stessa regione vi sono gruppi giude-cristiani che manifestano il loro amore per Israele. Sempre in Calabria, a S. Maria del cedro, è ricominciata la coltivazioni dell’Etrog.

In Sicilia, a Siracusa, vi è la sinagoga ebraica guidata dal dott. Mauro di Stefano. Molti siciliani si rivolgono a lui per ritrovare le loro radici ebraiche ed anche l’antica Miqveh del II secolo attira molti turisti.

A Caltanissetta vi è un gruppo messianico con grande attenzione alla restaurazione delle radici ebraiche.

Nella città di Palermo è attivo un gruppo di cultura ebraica  e negli ultimi anni è stata accesa la Channukiah davanti al Palazzo dell’Inquisizione con notevole interesse delle autorità locali.

In Sicilia si contano almeno trenta città che avevano una giudecca e vi è un interesse culturale delle autorità a ripristinare       questa memoria. La stessa cosa avviene a Catania.

In Sardegna nella città catalana di Alghero è stata ridedicata l’antica Giudecca e vi si svolgono convegni di studi ebraici.

Come si vede le sedi di un culto sinagogale sono ancora poche, ma i gruppi culturali sono in continua crescita.

In tutta l’Italia meridionale vi sono decine di comunità evangeliche con una forte propensione per Israele, che praticano un sionismo biblico simile a quello di alcune chiese cristiane statunitensi. Solo pochi anni fa tutto questo non esisteva.

Riceviamo notizie di diversi gruppi cattolici che si ridefiniscono come comunità giudeo-cristiane del I secolo, con una forte solidarietà per il popolo di Israele.

La comunità ebraica ufficiale per tutto il Sud italia è quella di Napoli, istituita dopo l’unità d’italia nel 1861.

 

In conclusione possiamo distinguere tre livelli di interesse per gli anussim:

-Il primo, più ufficiale, è quelle delle sinagoghe ebraiche non interessate a ripristinare il culto sinagogale antico, ma piuttosto a seguire lo standard delle comunità Italiane moderne.

-Poi vi sono centri culturali che radunano persone con un forte interesse culturale e storico.

– E infine gruppi cristiani  con grande attenzione verso Israele.

Chi ricerca la sua identità di anus fa riferimento a queste realtà.

 

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Ci dà un grande senso di liberazione e gioia sapere che vi è una sorgente originaria, da cui sgorga la Parola del Signore, localizzata sul monte di Gerusalemme, da dove i profeti hanno sempre parlato

Nei primi versi del capitolo 2 del libro del profeta Isaia leggiamo l’espressione: “negli ultimi giorni” seguita dalle previsioni dei popoli che si radunano sul monte di Gerusalemme per ascoltare la Parola del Signore e l’insegnamento della Torà che esce dal monte Sion.

Questa espressione Ebraica, Acharit hayamim, con la tipica pronuncia gutturale semitica, al suo inizio contiene la radice achor, che significa indietro, nel senso di passato. Dunque in ebraico questo termine, così come alcune forme verbali, indica tanto il futuro che il passato. Come sempre nella logica greco-latina questo è un paradosso linguistico, mentre nella lingua dei profeti è perfettamente coerente. Come dire che ciò che è avvenuto sta per accadere, le cose future sono già nel passato.

Questa espressione, gli ultimi giorni, è un incipit tipico dei profeti che il Signore inviava ad Israele, e chiaramente annuncia eventi profetici che in realtà sono già accaduti nel passato.

Come è possibile ciò?

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